Acculturiamoci

Riuscite a pensare ad un mondo senza libri? Vi presento «Fahrenheit 451»

Viviamo in rete. È talmente normale, per noi, che non ce ne rendiamo neanche conto: al mattino, ci alziamo con la sveglia del cellulare che trasmette la nostra musica preferita; giunti a scuola, avvisiamo mamma e papà che siamo arrivati sani e salvi con un messaggio veloce; durante il giorno, siamo sempre connessi. Che sia per controllare il numero di like del nostro ultimo post o arrivare a destinazione con Google Maps, la nostra vita è strettamente legata ad apparecchiature elettroniche. E il nostro rapporto con carta, inchiostro e copertine? Ormai leggere è diventata una passione poco frequente tra giovani e adulti. Eppure i libri fanno parte della nostra vita in maniera indissolubile, per fortuna. Sono fonte di informazione, di intrattenimento e sono parte fondamentale della nostra vita scolastica o lavorativa. Tuttavia, resta un problema: al di fuori delle lezioni, sempre meno persone leggono. Gli smartphone sono diventati un elemento indispensabile, tanto da non rammentare che esiste una vita al di là dello schermo del telefono.

I libri sono preziosi, su questo non ci piove. Quasi nessuno se ne rende conto, al giorno d’oggi. Ed è un vero peccato, perché ogni volta che si chiude un libro dopo averne letta solo una pagina, si perde l’occasione di esplorare un mondo fantastico.La pensa così anche Guy Montag, protagonista di questa storia. O almeno, così inizierà a pensarla dopo un incontro che gli stravolgerà la vita.

Guy è un vigile del fuoco, ma non nel modo in cui lo intendiamo noi: nella realtà distopica in cui è ambientato questo libro, i pompieri hanno il compito di appiccare incendi e roghi anziché spegnerli. Attenzione, però: denunciarli per piromania non avrebbe senso, poiché questo è ciò che si aspettano le persone. Il lavoro dei vigili del fuoco è quello di bruciare i libri e le case delle persone che ne nascondono alcuni. 

Un libro è una pistola carica

Guy, il nostro protagonista, non si pone problemi. Non si fa domande, ubbidisce agli ordini e torna a casa con la coscienza a posto, di chi sa di aver portato a termine il suo compito in maniera esemplare. Eppure, un giorno tutto cambia. L’uomo inizia a porsi delle domande: qual è lo scopo delle sue azioni? I libri sono così dannosi?

E allora sì, che iniziano i problemi. Anzi, sorge il problema per eccellenza. E ha un nome, che conoscono tutti: curiosità. Di fatto, i libri non sono oggetti pericolosi. Non uccidono, non mangiano, non origliano, non tradiscono, non mordono, non feriscono, non si muovono, non nuocciono, non si ribellano. Ma hanno un difetto: fanno ragionare. Un solo difetto, in apparenza non così nocivo… eppure sì, fanno ragionare.

E questo non va bene. Affatto. Se la società ci vuole ignoranti, non possiamo assolutamente leggere storie d’amore, di speranza, di lacrime e sorrisi, di vittorie e di sconfitte, di libertà e di oppressione. Meglio non perdere tempo dietro a storie con così tanti valori, giusto? Anzi, la soluzione definitiva è non leggere. Senza ideali, opinioni o pensieri scaturiti da riflessioni più o meno complesse, manipolarci viene facile. Viviamo la nostra vita, nell’ozio e nell’ignoranza, senza immaginare che c’è altro. Al di fuori del nostro percorso in linea retta, esiste un mare di possibilità: possiamo ribellarci, rendere la nostra esistenza degna di essere vissuta, esprimere i nostri pareri e batterci per essi. Come sottomettere un popolo con delle ambizioni e costringerlo a fare ciò che ci si aspetta, se questo popolo vuole di più? Se questo popolo è spinto dal desiderio di emergere e di credere nell’esistenza di un futuro migliore?

Guy è un uomo, proprio come noi. Ma il sistema che vige mentre lui è in vita è difficile da sradicare. Nessuno può farlo, dato che nessuno ci prova. O meglio, quasi nessuno: ecco che entra in scena la figura di un’anziana signora, che giocherà un ruolo chiave nella vicenda. Guy la conosce, spoglio di ogni pregiudizio, e scopre che di lei ci si può davvero fidare. Se non fosse per un particolare: lei è contro il regime. Lei i libri li salva, anziché consegnarli ai pompieri. Sono troppo preziosi affinché vengano distrutti per sempre. In questo frangente, Guy potrebbe assassinarla, imprigionarla o costringerla a cedere i suoi tesori. Eppure non lo fa. Non lo fa, perché inizia a capire cosa spinge quella donna tanto gracile e minuta a rischiare la sua vita per un mucchio di carta. E la risposta è bellissima: il desiderio di libertà.

Sapete che i libri hanno un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie
d’origine esotica? […] Signore, quanti bei libri c’erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!

Chiudere gli occhi dinnanzi a tanto coraggio è impossibile. Chi sarebbe in grado di fingere di non aver visto nulla? Dopo che le nostre certezze crollano, abbiamo due possibilità: ricostruirle da zero – facendo finta di essere ancora sicuri della scelta presa -, o ricominciare daccapo. È dura, indubbiamente, ma è quello che farà Guy. Le grandi rivoluzioni sbocciano da piccoli gesti in apparenza molto sciocchi, ma sono i piccoli gesti a fare la differenza.

E Guy lo imparerà bene. Come spero abbiate imparato voi, dopo la lettura di questo articolo: non accontentatevi mai. Se sapete di poter ottenere il meglio, lottate finché non lo avrete avuto. E provate a prendere in mano questo libro, certo. Dategli una possibilità. Le storie più belle sono quelle che parlano di noi. 

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